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Uomini gol a Empoli – Carlo Castellani, la leggenda di Fibbiana

Dici Carlo Castellani e pensi a Empoli. Non si sfugge. La storia di una leggenda azzurra, il più grande bomber del club prima della Seconda Guerra Mondiale, durante cui perse la vita dopo essere stato deportato a Mauthausen

FIBBIANA. Carlo Castellani nasce a Fibbiana, frazione di Montelupo Fiorentino (Firenze) il 15 gennaio 1909. Alcune fonti ne collocano la nascita a Castiglioncello. Frequenta l’istituto Calasanzio dei padri Scolopi e scopre il pallone. Il padre David è proprietario di una segheria e si occupa del commercio di legname: una situazione familiare tutto sommato agiata, in cui cresce il piccolo Carlo e che gli consente di lasciare libero sfogo al gioco. Entra nell’Empoli giovanissimo e le sue doti non passano inosservate. Il debutto in prima squadra arriva ad appena 16 anni. Il giorno dell’Epifania del 1929, questo abilissimo interno d’attacco realizza ben 5 reti al San Giorgio Pistoia (8-5 il pirotecnico risultato): un primato tuttora ineguagliato in un unico match da un giocatore azzurro.

PARTENZA. Nel 1930 il talentuoso trequartista viene ceduto al Livorno insieme al compagno Baggiani, che in seguito sarebbe diventato allenatore della squadra. Si affaccia così alla Serie A, dove esordisce alla 3ª giornata contro il Genoa del mitico Levratto. Le prime marcature nella massima categoria arrivano durante Casale-Livorno del 31 maggio 1911, quando firma una doppietta. Ma è un’annata disgraziata per i labronici, che retrocedono mestamente da penultimi, davanti solo al Legnano. Il nostro restò a Livorno altre due stagioni, vestendo poi la maglia del Viareggio e tornando infine a Empoli, per avvicinarsi a casa e alle vicende della segheria di famiglia. Si ritirò dal calcio nel 1939.

IL DRAMMA. Carlo dona la sua esperienza pallonara allenando i ragazzi a Montelupo Fiorentino, coltivando magari un domani sogni di panchina “vera”. Fra il 7 e l’8 marzo 1944, durante un rastrellamento, bussano alla porta della famiglia Castellani. Cercano il capofamiglia David, non fascista dichiarato ma risaputo simpatizzante socialista, per essere portato in caserma e rispondere ad alcune domande. Carlo, in un gesto di estremo amore nei confronti del genitore e forse temendo il peggio, propone alle autorità di recarsi a destinazione al posto del padre. Di fatto, in quel momento firma la propria condanna a morte. Viene deportato a Gusen (Austria), sottocampo di Mauthausen, dove muore di dissenteria quattro mesi dopo l’arrivo. Era l’11 agosto 1944. Viene ricordato quale primo campione della storia dell’Empoli, con cui ha totalizzato 145 presenze e 61 reti, un record di marcature battuto solo nel 2012 da Massimo Maccarone e poi Francesco Tavano. Dopo la morte, gli vengono intitolati lo stadio comunale di Empoli e quello di Montelupo Fiorentino.

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Fonti

  • Carlo Castellani, un calciatore morto a Gusen” (Paolo Bruschi, Quaderni della Società Italiana di Storia dello Sport)
  • La storia del calcio 1930-31” (di Antonio Matarrese, Giemme Edizioni)

 

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